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POTENZA DEL LINGUAGGIO

La Persuasione come strumento di Leadership

Col tono giusto si può dire tutto, col tono sbagliato nulla: l’unica difficoltà consiste nel trovare il tono.
(George Bernard Shaw)

Nel nostro presente carico di comunicazione orale e scritta, le qualità di un vero Leader comprendono necessariamente la capacità di usare la parola. La persuasione è infatti uno strumento molto più potente del comando diretto. Abbiamo già affermato che scopo del leader è “creare un mondo al quale le persone desiderino appartenere”. La descrizione di questo mondo, la sua creazione verbale sarà allora il primo passo. E la potenza del linguaggio deve essere esercitata per produrre una descrizione quanto più possibile efficace.

Power of Persuasion

Non comandare ma convincere

L’azienda di oggi è una struttura molto più complessa, e molto diversa, rispetto a quella dei secoli scorsi. La novità che ci interessa in questo caso è la qualificazione sempre maggiore degli “impiegati”, membri del team aziendale. Non si tratta più di operai che devono svolgere compiti facilmente comprensibili e controllabili. Al contrario, oggi i membri del team sono spesso esperti molto qualificati, che prendono decisioni in autonomia. Per questo il ruolo del leader non può più essere quello di controllare e dare ordini. Ha bisogno invece della partecipazione e della collaborazione di tutto il Team. Per questo non confiderà sul comando, bensì sulla persuasione e sulla negoziazione.

Dalla gestione dei contenuti (compiti, tempi e modi della produzione) l’attenzione del manager si sposta oggi al processo (relazioni e sistemi interni all’azienda). Lo scopo del Leader sarà dunque quello di creare, con tutti gli strumenti di comunicazione che ha a disposizione, una visione dell’azienda. Acquisita quella, i collaboratori potranno muoversi autonomamente verso una realizzazione della mission e degli obiettivi aziendali che comprendono e condividono.

Democrazia o dittatura?

Un’azienda efficace è una democrazia o una dittatura? Entrambe le strutture hanno i loro vantaggi. La dittatura permette di prendere decisioni rapidamente e senza troppe discussioni, e di applicarle altrettanto velocemente al processo produttivo. Il difetto di questo approccio è però quello di non coinvolgere i membri del team nel processo decisionale. Soluzioni “calate dall’alto” e non condivise intimamente dai collaboratori saranno applicate con meno fervore. In qualche caso, addirittura, queste soluzioni possono non tenere conto di problemi “ai piani bassi” dell’azienda, e rivelarsi inapplicabili.

La democrazia presenta invece il vantaggio di coinvolgere tutti i membri del team e di promuovere un dialogo e un dibattito sulle scelte da adottare. In questo modo si giungerà a una soluzione che tenga conto delle necessità di tutti quanti. Il problema? La lentezza, in primo luogo, e poi l’impossibilità di accontentare tutti. Per quanto a lungo si discuta, è infatti difficile giungere a una mediazione che soddisfi ugualmente tutti quanti.

“Democratura”

Per questo motivo una metodologia di coaching aziendale nota come metodo Adizes propone una parola nuova e apparentemente impossibile: “democratura”. Si tratta di un sistema nel quale le decisioni vengono prese collegialmente, attraverso una discussione e un dibattito di tutti quanti i membri del team azienda. Una volta elaborata la decisione, però, essa viene adottata in modo “dittatoriale”, senza ulteriori indugi. Questa, secondo Ichak Adizes, è una via di mezzo ideale che assicura la partecipazione dei collaboratori, ma al tempo stesso una ragionevole velocità di applicazione delle soluzioni scelte.

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